La Storia della Città

Storia

Età romana: Castrum Novum

Pur se la presenza umana nel territorio di Giulianova è documentata fin da epoca neolitica, le origini della città risalgono al III secolo a.C. (290 a.C. circa), allorché i romani crearono presso le foci del Tordino, a meno di due chilometri dall'attuale centro storico, una nuova colonia, fra le prime del Supremum Mare denominata Castrum Novum (o Castrum Novum Piceni). L'impianto murario sembrava discostarsi da quello tradizionale romano, assecondando le difese naturali del terreno. Tale colonia si trasformò, col tempo, in un attivo centro commerciale e in nodo di comunicazioni di una certa importanza, grazie all'attraversamento della Via Cecilia, un ramo della Via Salaria. Citata da Velleio Patercolo e da Strabone[7], da Plinio e da Tolomeo, si dotò di bagni termali e forse raggiunse in età imperiale un perimetro di due chilometri.

Età medievale: da Kàstron Nòbo a Castrum Sancti Flaviani

In età tardo-imperiale, l'abitato di fondazione romana subì una contrazione e la zona originaria (nei pressi della Chiesa di Santa Maria a Mare) rimase spopolata, probabilmente a causa dell'eccessiva vicinanza al fiume Tordino. Delle frammentarie notizie riguardanti questo periodo, si sa che durante il VI secolo, il "castrum bizantino" portava il nome di Kàstron Nòbo, come menziona lo scrittore dell'epoca Giorgio Ciprio. Grazie ancora alla strategica posizione ed alla fruizione degli impianti portuali romani, l'insediamento mantenne un ruolo significativo commerciale e difensivo. In quest'epoca, inoltre, fu innalzato un tempio fuori le mura, a nord, che in futuro sarà dedicato a San Flaviano e che a causa della sua locazione, fu spesso vittima di incursioni ed eventi bellici.

La città, spopolatasi nuovamente a seguito delle invasioni barbariche, assunse in età altomedievale il nome di Castrum Sancti Flaviani (o Castrum in Sancto Flaviano) in ricordo di San Flaviano, Patriarca di Costantinopoli e Martire, le cui spoglie, secondo una leggenda, sarebbero state portate in Italia nel V secolo. Originariamente dirette a Ravenna, avrebbero raggiunto miracolosamente le coste giuliesi a seguito di una tempesta che costrinse l'imbarcazione che le trasportava a trovare rifugio nel litorale abruzzese. Successivamente, a partire dal XII o XIII secolo, il centro iniziò ad essere conosciuto come Castel San Flaviano. Esso fu centro importante, ricco, prestigioso, culturalmente vivace (diede i natali ai celebri giuristi Taddeo e Berardo di San Flaviano), commercialmente attiva grazie al suo porto dotato di un hospitium per pellegrini e degenti, non distante dalla Chiesa di Santa Maria a Mare, che gli studiosi vogliono come punto di riferimento spirituale per gli imbarchi in Terra Santa. Si pensava ad un collegamento con i Templari, la si tracciava, a detta del canonico alsaziano Joseph Anton Vogel, quale sede episcopale, fiorente di ordini religiosi ed edifici sacri, dimora dei papi Clemente II e Lucio III e dell imperatore Enrico III il Nero.

Il borgo fece parte, in età medievale, del Regno ostrogoto, del Ducato di Spoleto, del Regno di Sicilia e, infine del Regno di Napoli. Nella seconda metà del XIV secolo entrò in possesso della ricca e potente famiglia degli Acquaviva che ne fece una delle sue residenze principali fino alla distruzione avvenuta nel luglio del 1460 a seguito della sanguinosa battaglia di San Fabiano d'Ascoli o San Flaviano d'Ascoli (da taluni definita anche battaglia del Tordino), combattuta nei pressi della città fra aragonesi e angioini capitanati rispettivamente da Alessandro Sforza (coadiuvato da Federico da Montefeltro) e da Jacopo Piccinino.[8]

Età Rinascimentale: Giulia, la "città ideale"

Giuliantonio Acquaviva d'Aragona, fondatore della città e lo stemma della casata(leone rampante azzurro lampassato di rosso su fondo oro} dopo l'assunzione dell'appellativo "d'Aragona"(frange verticali rosse su fondo dorato). Giuliantonio Acquaviva d'Aragona, fondatore della città e lo stemma della casata(leone rampante azzurro lampassato di rosso su fondo oro} dopo l'assunzione dell'appellativo "d'Aragona"(frange verticali rosse su fondo dorato).
Giuliantonio Acquaviva d'Aragona, fondatore della città e lo stemma della casata(leone rampante azzurro lampassato di rosso su fondo oro} dopo l'assunzione dell'appellativo "d'Aragona"(frange verticali rosse su fondo dorato).
Undici anni più tardi, nel 1471, Giulio Antonio Acquaviva (dal 1477 Giulio Antonio Acquaviva d'Aragona), duca d'Atri e signore del luogo, che già aveva provveduto alla riedificazione delle città di Conversano e di Atri, preferì ricostruire Castel San Flaviano, quella che di più l'avrebbe coinvolto ed attratto. La città non sarebbe però stata eretta sulle sue rovine, bensì su un'altura situata a circa settanta metri sul livello del mare, a breve distanza dall'anteriore centro abitato. Il 31 maggio 1471 Ferdinando I di Napoli emise un diploma mediante il quale si autorizzava Giulio Antonio Acquaviva a riedificare San Flaviano sul luogo che egli stesso aveva prescelto. Il nuovo nucleo prese da lui il nome di Giulia o Giulia nova e Julia o Julia nova.[9] Nel corso dell'Ottocento caddero in disuso i termini di Julia e Julia nova, e mentre Giulia diede origine al gentilizio della popolazione (giuliese) il toponimo di Giulia nova o Giulianova si impose definitivamente, anche a livello ufficiale, ed è da oltre un secolo l'unico con cui la città è conosciuta[10].

Il progetto della cittadella fu affidato dal duca all'architetto Francesco di Giorgio Martini che lo portò a compimento nel 1472[11], ispirandosi a quei criteri di razionalità tipici dell'età rinascimentale. I lavori di costruzione si protrassero per alcuni decenni e si configurarono come un'impresa di ampio respiro, fortemente voluta dal duca che talvolta seguì personalmente l'opera, ma che più spesso si avvalse di persone di fiducia, fra cui Giovanni Antonio, suo primogenito e Sulpizio, suo figlio naturale[12]. Va ricordato che Giulio Antonio Acquaviva, oltre ad essere un noto condottiero, fu uomo di cultura, con una conoscenza personale delle più prestigiose corti dell'Italia del tempo e delle nuove tendenze architettoniche che ebbero in Leon Battista Alberti e nello stesso Francesco di Giorgio Martini, autore del progetto di Giulia, due fra i massimi interpreti.

Il centro abitato originario, in parte conservatosi fino ai giorni nostri, era interamante racchiuso entro una poderosa cinta muraria della forma di un quadrilatero irregolare, difeso da otto torrioni di cui uno integrato nel palazzo ducale.[13] L'impianto della città era di tipo radiocentrico imperniato su un nucleo monumentale costituito dal Palazzo degli Acquaviva, dalla fontana pubblica e, soprattutto, dall'ampio Duomo ottagonale che dominava l'Adriatico. La cittadella, progettata per accogliere un migliaio di residenti, ebbe inizialmente una popolazione esigua, composta in massima parte da immigrati di altri stati italiani o provenienti dall'Europa orientale. Fra questi ultimi vi erano dieci albanesi, quattro croati non ben identificati e tre greci mentre fra gli italiani si segnala la presenza di ben quindici lombardi oltre ad alcuni veneti e romagnoli, un ragusino, un marchigiano e un solo abruzzese[14]. Raggiunse e superò i mille abitanti solo alla metà del XVI secolo (358 fuochi)[15]. L'abitato era costituito da una via principale, o corso, di otto metri circa di larghezza e che organizzava lo spazio urbano circostante, con vie non anguste su cui si affacciavano edifici di uno o due piani atti ad ospitare nuclei monofamiliari. Pur presentando un carattere eminentemente castrense offriva ai suoi residenti strutture urbane e abitative che per l'epoca erano salubri e funzionali.

Età moderna e contemporanea

Nei secoli successivi Giulianova subì alcuni devastanti saccheggi: nel XVI secolo da parte dei Lanzichenecchi, e, in età napoleonica, da parte dei francesi che distrussero l'Archivio ducale. Subito dopo il compimento dell'unità nazionale fu la prima città dello scomparso Regno delle Due Sicilie ad essere visitata dal re Vittorio Emanuele II. Per commemorare l'evento venne eretta successivamente, sulla ottocentesca piazza della Libertà, una bella statua bronzea del sovrano ad opera dello scultore giuliese Raffaello Pagliacetti. Dopo l'abbattimento di parte delle mura (1860) determinato dall'aumento della popolazione e della conseguente richiesta di spazio, la città iniziò ad estendersi sul resto delle collina e in direzione dell'Adriatico dove si costituì, a seguito dell'apertura del tratto ferroviario Ancona-Pescara, l'abitato di Borgo Marina (fine dell'Ottocento) primo nucleo di Giulianova Lido.

Nei primi decenni del Novecento divenne un'elegante stazione balneare della riviera adriatica e sorsero splendide ville liberty che ancora oggi costeggiano il lungomare e il viale dello Splendore, nella parte alta della città. In quegli anni venne edificato anche il lussuoso albergo Kursaal, oggi adibito a congressi e mostre. Durante il ventennio fascista venne realizzato il grande Lungomare Monumentale, su progetto di Giuseppe Meo, che si ispirava al viale della Vittoria di Bengasi, ideato dal celebre Arnaldo Foschini. Nel corso dell'ultima guerra la città fu sconvolta da alcuni bombordamenti aerei: di particolare intensità fu quello effettuato dagli Alleati nel febbraio 1944 che causò numerose vittime e danni materiali di una certa entità.

Nel dopoguerra Giulianova è tornata ad essere una città prospera, fra le tre più popolose ed economicamente importanti della propria provincia di appartenenza.

 

Fonte: Wikipedia

Aggiornato il 17/07/2014 alle 18:06
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